“la dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che la crisi coniugale irreversibile sia causalmente riconducibile alla condotta volontaria e consapevole di uno o di entrambi i coniugi, in violazione dei doveri matrimoniali, e che sussista un nesso eziologico tra tale condotta e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.”
“In materia di separazione dei coniugi, grava sul richiedente l’assegno di mantenimento, ove risulti accertata in fatto la sua capacità di lavorare, l’onere della dimostrazione di essersi inutilmente attivato e proposto sul mercato per reperire un’occupazione retribuita confacente alle proprie attitudini professionali, poiché il riconoscimento dell’assegno a causa della mancanza di adeguati redditi propri, previsto dall’art. 156 c.c., pur essendo espressione del dovere solidaristico di assistenza materiale, non può estendersi fino a comprendere ciò che, secondo il canone dell’ordinaria diligenza, l’istante sia in grado di procurarsi da solo (…) L’assegno di mantenimento, in definitiva, non può estendersi fino a coprire ciò che l’istante potrebbe ragionevolmente procurarsi da solo se idoneo al lavoro e in assenza di insormontabili ostacoli personali o ambientali. In sostanza, ai fini del riconoscimento dell’assegno di mantenimento, non deve essere considerato il godimento diretto di particolari beni, ma occorre valutare, lo standard di vita oggettivamente possibile dal complesso delle risorse economiche dei coniugi, valutando, quindi tutte le potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio dei coniugi, in termini di redditività, capacità di spesa e di fondate aspettative per il futuro”.